Una vecchia abitudine
americana
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Momenti prima della morte: |
Stranamente, alcune persone sono state tratte in inganno nel considerare le sanguinose occupazioni americane dell'Afghanistan e dell'Iraq come un'aberrazione - una politica estera USA andata a male a causa di un'America dirottata da un gruppo di guerrafondai. L'analisi e' sbagliata e ciò che e' più pericoloso e' il fatto che essa assolve tutta una storia USA di crimini contro l'umanità, per biasimare un unico presidente "riuscito male". La storia ci dimostra che i crimini americani contro il mondo non sono cominciati con la presidenza Bush e non finiranno con essa. La condanna non e' verso Bush ma verso l'Egemonia Americana - la continuata dominazione USA sul mondo. La memoria storica e' sempre breve, dunque presenteremo qui un breve spaccato di un'altra famigerata occupazione USA. |
Il Vietnam ha una lunga storia di occupazioni straniere e di orgogliosa resistenza ad esse - francese, giapponese, ancora francese ed infine americana. Dopo la sconfitta francese del 1954, gli Accordi di Pace di Ginevra stabilirono che il Vietnam fosse temporaneamente diviso lungo il 17° parallelo per due anni e che nel giugno del 1956 si sarebbero tenute le elezioni per un Vietnam unificato. Ma, come notò il presidente Eisenhower nelle sue memorie, Ho Chi Minh, l'eroe nazionale vietnamita che aveva portato il suo popolo alla vittoria contro i francesi, avrebbe vinto le elezioni con un plebiscito ("almeno l'80% dei voti"). Così le elezioni non si tennero mai. Al posto delle elezioni democratiche, Eisenhower installò la brutale dittatura di Ngo Dien Diem nel sud del Vietnam. Diem, un cattolico, perseguitò buddisti e comunisti, fu odiato dal popolo e riuscì a restare al potere solo grazie al supporto USA.
Il popolo del sud era pronto ad insorgere e non riusciva a capire la mancanza d'azione da parte del nord. Dopo essere stato testimone di sei anni di eccidi e sofferenza sotto la tirannia di Diem, il Vietnam del nord finalmente cercò di unificare il paese attraverso mezzi politici e supportò nel 1960 la creazione del Fronte di liberazione nazionale del Vietnam del Sud. L'America, sotto la presidenza Kennedy, nel frattempo, inviò nel paese migliaia di "consiglieri" pronti a sostenere il dittatore. Quindi, nel 1964, il presidente Lyndon Johnson annunciò che i nord-vietnamiti avevano attaccato due cacciatorpedinieri USA nel Golfo di Tonkino (gli storici oggi ammettono che Johnson abbia mentito e che l'attacco non era mai avvenuto), ed ottenne l'approvazione del Congresso per una risoluzione - redatta prima dell'incidente di Tonkino - che autorizzasse la rappresaglia. Cominciò così quella che gli americani chiamano "guerra del Vietnam".
Il regno del terrore USA in Vietnam e' ben noto. Innumerevoli massacri di civili, interi villaggi bruciati a tappeto, stupri e sodomizzazioni sistematiche di ragazze vietnamite, torture e successive mutilazioni dei cadaveri, avvelenamento delle sorgenti idriche, uso di agenti chimici e biologici sulla popolazione civile sono tra le atrocità commesse dalla più potente forza militare al mondo contro una delle più deboli. Gli USA inviarono oltre mezzo milione di truppe, e lanciarono più bombe sul Vietnam di quelle che caddero sull'Europa durante la II Guerra Mondiale. Per il popolo vietnamita fu un olocausto, con cinque milioni* di morti (*stima dell'aprile 1995, che include i morti causati dall'Agente Orange).
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Risoluti a resistere contro l'occupazione, i sud-vietnamiti lanciarono nel 1968 una rivolta popolare contro gli occupanti - l' "Offensiva Tet". Sebbene essa fosse brutalmente repressa, segnò l'inizio della fine dell'occupazione americana in Vietnam. Nel 1975, gli americani furono sconfitti e Saigon, la capitale del sud, fu liberata. Gli accordi di pace firmati da Nixon includevano la promessa di pagare un risarcimento di 3,25 miliardi di dollari. Come in guerra, anche in pace le parole di un presidente americano non devono essere prese sul serio e, difatti, il Vietnam non ottenne alcun risarcimento. Un massacro divenuto famoso per
il fatto di essere stato scoperto nonostante l'insabbiamento ufficiale fu
l'eccidio al villaggio di My Lai (16 marzo 1968). Nel villaggio non vi erano
viet-cong, né combattenti, né armi, ma solo donne, bambini e vecchi.
L'obiettivo non era quello di colpire soldati nemici, ma, piuttosto, quello di
terrorizzare la popolazione civile. |
Vittime
dell'America Nel 1965 fui arrestata
dagli americani e portata ad Hoi An. Mi inserirono elettrodi nella vagina,
sui capezzoli, negli orecchi, nel naso, sulle dita. Cominciai a
sanguinare. Di notte mi colpivano con scariche elettriche e mi
picchiavano. Mi calpestavano con gli scarponi. Ora, quando respiro, il
petto mi fa male, e quando mi stendo nel letto, le ossa mi dolgono.
Restai prigioniera per diciotto mesi. |
Un soldato, Varnado Simpson, in
seguito disse: "Non dovevi cercare gente da uccidere, erano lì. Gli
tagliai le gole, le mani, le lingue, li scotennai. Lo feci. Molti lo fecero ed
io feci come gli altri. Avevo perso del tutto il senso della direzione".
Un altro soldato americano, Paul Meadlo, ammise in seguito: "Li ammassammo.
Li facemmo accovacciare ... misi quattro nastri nel fucile a ripetizione ... le
madri stringevano i loro bambini ... continuammo a sparare..."
I militari americani fecero una pausa per il pranzo intorno alle 11 prima di
riprendere il massacro. Quel giorno furono trucidati oltre 500 civili innocenti.
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L'insabbiamento del massacro cominciò subito dopo la fine delle uccisioni. Rapporti ufficiali dell'esercito proclamarono una grande vittoria: 128 soldati nemici uccisi, solo una casualità americana (un soldato che si era involontariamente sparato nel piede). Colin Powell, allora maggiore, fu incaricato di scrivere il rapporto d'insabbiamento che negava che avesse avuto luogo un massacro o qualsiasi altro tipo di trasgressione da parte dei militari americani. Stars and Stripes, il giornale dell'esercito, creò una storia speciale, plaudendo al coraggio dei soldati americani, che avevano messo le loro vite a rischio. Persino il generale William Westmoreland inviò una nota personale di congratulazioni alla Compagnia Charlie. Un anno dopo, nel momento in cui tutto il mondo sapeva del massacro, fu ordinata una finta investigazione dell'esercito. Persino quell'investigazione, ovviamente d parte, scoprì prove sufficienti ad incriminare 30 soldati per crimini di guerra. Tuttavia, un solo soldato fu condannato - il luogotenente William Calley, comandante del plotone, che restò in carcere per tre giorni. Dopo questo breve periodo di detenzione, il presidente Nixon ordinò che fosse rilasciato dal carcere e restasse nella comodità della sua casa, in cui poté intrattenere gli ospiti, cucinare il suo cibo, allevare uccellini e vivere una vita facile. Dopo tre anni di arresti domiciliari, a questo assassino di massa fu concessa la libertà condizionale e, in seguito, perdonato - da uomo libero fu visto, in seguito, lavorare in una gioielleria di Columbus, Georgia. Nel suo libro Fiore del
dragone, Richard Boyle, un giornalista free-lance che andò di persona a My
Lai per investigare sul massacro, dice: "My Lai non fu l'azione di un
solo uomo. Non fu l'azione d un plotone, o di una compagnia. Fu il risultato di
una campagna ordinata, pianificata e ben condotta concepita ai più alti comandi
per dare una lezione agli abitanti della provncia di Quang Ngai. |
La protezione di
una madre "Le truppe accostarono
un gruppo di donne, inclusa una adolescente. Un GI afferrò la ragazza e
con l'aiuto degli altri cominciò a svestirla. "Vediamo come e'
fatta", disse uno. "Viet-cong bum bum", disse un altro,
dicendo alla ragazzina che era una prostituta dei viet-cong. "Ho
voglia", disse un terzo.
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In seguito fu rivelato che il massacro di My Lai fu solo un episodio in una serie di atrocità, tutte meticolosamente pianificate come parte del "Programma Phoenix" - un progetto di "soluzione finale" della CIA, iniziato nel 1967 e mirante a distruggere sistematicamente le infrastrutture civili che supportavano l'insorgenza nel Vietnam del sud.
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Scrive Boyle: "Quando avevo circa otto anni, chiedevo a mio padre cosa stesse facendo quando Hitler ascese al potere, e lui mi rispondeva che era troppo occupato a guadagnasi da vivere per preoccuparsene. Mia madre aggiungeva che la gente non sapeva cosa stesse accadendo in Germania. Ora la generazione di mio padre scuote la testa con sbigottimento e si chiede ad alta voce come la mia generazione si sia potuta allontanare da quei valori che "hanno fatto grande l'America". Essi, però, non ci hanno mai raccontato che il genocidio fosse una vecchia abitudine americana, che i soldati USA scotennarono centinaia di donne e bambini indiani a Sand Creek e mostrarono i loro scalpi all'opera house di Salt Lake City; che centinaia di indiani indifesi furono abbattuti a Wounded Knee, che il generale Jake Smith ordinò il massacro di 8.294 bambini, 2.714 donne e 420 uomini sull'isola di Samar durante l'occupazione americana delle Filippine, nel 1901. Per me e per milioni della mia generazione, My Lai ha rappresentato il pugno finale in bocca, la fine delle illusioni. Non potremo più dire che non sapevamo. Il giorno in cui sapemmo di My Lai, le nostre vite cambiarono". Ma Boyle era in minoranza. Un sondaggio di Time Magazine dell'epoca rivelò che la maggior parte degli americani - il 65% su quasi 2000 intervistati - si era dichiarata "non turbata" dal massacro, ed il luogotenente William Calley era visto come un eroe da molti. Il giorno in cui Calley fu dichiarato colpevole, il presidente Nixon ricevette oltre 50.000 telegrammi - con una proporzione di 100 a 1 in favore della clemenza per Calley. Un sondaggio nazionale della Casa Bianca indicò che il 96% degli americani era consapevole delle accuse ed il 79% degli intervistati disapprovava il verdetto di colpevolezza. Indecentemente, fu con il mandato del popolo americano che il presidente poté liberare un assassino di massa. Con il tempo, My Lai fu cancellata dalla nostra memoria collettiva ed ora ci troviamo di fronte alla stessa strategia americana di terrorizzare i civili, di "pacificare" e di insabbiarne le conseguenze. Agli inizi di dicembre 2003, le forze d'occupazione USA in Iraq rivendicarono una grande vittoria a Samarra, annunciando di aver respinto un attacco da parte di guerriglieri feddayn senza uniforme e di averne uccisi 54. La realtà era piuttosto diversa - una visita all'ospedale locale rivelò che tutti i morti ed i feriti, inclusi una vecchietta ed un neonato, erano civili. Se questo crudele ciclo di genocidi, questa vecchia abitudine americana, deve essere fermata, dobbiamo prima ammettere l'esistenza del problema. Non c'e' mai stata una "grande America". E' la storia a gridarci questa verità: dobbiamo ascoltarla, o periremo tutti a causa della sua mano genocida. |
La prigioniera che non riuscirono a
spezzare La guerra terminò 15 anni fa con una
vittoria per il nostro popolo, ma il paese resta devastato. La vittoria non
placa le nostre sofferenze. Gli USA inviarono le loro truppe per distruggerci,
bruciarci, ucciderci tutti. Hanno distrutto la terra. Nel sud, gli americani
bruciarono villaggi e condussero donne e bambini in campi circondati da filo
spinato. Il Vietnam del sud divenne un'enorme prigione. Molti bambini non
potevano andare a scuola, la gente non poteva lavorare la sua terra.
Uccidevano brutalmente, indiscriminatamente. Ricordate il massacro di My Lai,
nella provincia di Quang Ngai. Vi furono tanti altri massacri: My Lai fu solo
il peggiore tra tanti. Le donne venivano stuprate, uccise, arrestate,
picchiate. Il ventre delle donne gravide veniva aperto ed i feti lanciati nel
fuoco delle abitazioni che bruciavano. Migliaia di donne furono imprigionate.
Alcune erano sospette V-C, alcune erano vere combattenti, ma molte erano
persone ordinarie, che venivano arrestate senza ragione. Vi erano prigioni in
tutto il paese. Venivano arrestati vecchi, bambini, madri con bambini ed handicappati.
Ricordo che nella prigione di Con Son vi era una vecchia cieca, la signora Sau.
Era rinchiusa in una gabbia per tigri, con cinque o sei persone, tutte in una
gabbia, coperta da sbarre d'acciaio.
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a cura di www.arabcomint.com