lettera del Rev. G. Simon Harak alla Radio Pubblica Nazionale, in risposta ad una trasmissione della Savvy Feature intitolata "Dopo tutti questi anni"

 

Molte di queste informazioni possono essere trovate in "Issa Nakhleh, "Encyclopedia of the Palestinian Problem" (New York, NY: Intercontinental Books 1991).

Cara Viaggiatrice di Buon senso:

Nella sua "cartolina storica", che parla in massima parte di India, Maxine Davis scrive dei viaggi dei suoi genitori, ricordando: "I miei genitori videro Israele quando era ancora un deserto e il Giappone prima che vi arrivassero le auto".

Posso capire la parte riguardante il Giappone, ma in quale epoca esattamente i suoi genitori videro Israele quando era "ancora un deserto"?

Non puo' essere stato nel 1946. Questo e' l'anno in cui Walter C. Lowdermilk, Assistente Capo del Servizio per la Conservazione del suolo USA, esamino' la Palestina e la paragono' alla California, osservando pero' che "il suolo della Palestina era uniformemente migliore".
[Palestine's Economic Future: A Review of Progress and Prospects_ (London, UK: Percy Lund Humphries and Co., Ltd., 1946), 19-23.]

Non puo' essere stato nel 1945, quando la Palestina aveva piu' di 600.000 dunum di terra piantata ad oliveti, i quali producevano circa 80.000 tonnellate di olive, e circa l' 1% della produzione MONDIALE di olio d'oliva [Statistical Abstract of Palestine, 1944-45 (Department of Statistics, Government of Palestine), 225], e produceva quasi 245.000 tonnellate di vegetali [A Survey of Palestine_, for the Anglo-American Committee of Inquiry, Vol.I, 325-26].

Non puo' essere stato nel 1943, quando la Palestina produceva 280.000 tonnellate di frutta, escluso i cedri [Statistical Abstract of Palestine, 1944-45_, 226].

Non puo' essere stato nel 1942, quando la Palestina produceva 305.000 tonnellate di grano e legumi [A Survey of Palestine, Vol.I, 320].

Non puo' essere stato nel 1939, quando la Palestina esporto' oltre 15 milioni di casse di cedri [ A Survey of Palestine, Vol. 1, 337].

Probabilmente i genitori della signora Davis visitarono la Palestina piu' di 60 anni fa. Allora poteva forse essere un deserto?
Sicuramente non vi potevano trovare un deserto nei primi anni del 1900, perche' Moshe Dayan sottolineo' che "I villaggi ebrei furono costruiti al posto di quelli arabi ... Non c'e' un solo posto in questo paese che non avesse una precedente popolazione araba"
[Ha'aretz_ Intervsta, 4 Aprile 1969 ].

Non puo' essere stato nel 1893. Questo e' l'anno in cui il console britannico avviso' il suo governo del valore degli alberi da frutto di Jaffa per migliorare la produzione in Australia e Sudafrica [citato in Marwan R. Beheiry, "The Agricultural Exports of Southern Palestine, 1885-1914," Journal of Palestinian Studies, Vol. 10, No. 4, 1981, p. 67].

Non puo' essere stato nel 1887, quando la visita di Lawrence Oliphant alla Valle di Esdralon lo fece meravigliare di fronte ad un "immenso lago verde di grano ondeggiante, da cui sbucavano villaggi come piccole isolette, una delle piu' sorprendenti immagini di fertilita' che si possano immaginare" [citato da Ibrahim Abu-Lughod, ed., The Transformation of Palestine_ (Chicago, IL: Northwestern Press, 1971) 126].

Non puo' essere stato in nessun periodo tra il 1856 ed il 1882, perche' il geografo tedesco Alexander Scholch scopri' che, in quegli anni, "la Palestina produce un surplus agricolo relativamente alto, che arrivava sui mercati dei paesi circostanti" [Alexander Scholch, "The Economic Development of Palestine, 1856-1882," _Journal of Palestinian Studies Vol 10, No. 3, 1981, 36-58].

E nel 1859, un missionario britannico descrisse la costa meridionale della Palestina come un "dorato mare di grano", osservando che "sembrava quasi una fattoria inglese" [citato da James Reilly, "The Peasantry of Late Ottoman Palestine," _Journal of Palestine Studies_, Vol. 10 No. 4, 1981, p. 84].

Non puo' essere stato nel 1856, quando Henry Gillman, console americano a Gerusalemme, suggeri' agli agricoltori d'agrumi della Florida, di imparare le tecniche d'innesto palestinesi [Beheiry, 75-76].

E sicuramente non puo' essere stato in nessun periodo tra il 18esimo ed il 17esimo secolo. Lo storico dell'economia francese Paul Masson riconosce che il contributo di grano proveniente dalla Palestina salvo' la Francia da numerose carestie [Beheiry, 67].

Forse e' stato prima? Sembra di no.

Nel 1615, l'inglese George Sandys descrisse la Palestina come "una terra in cui scorreva il latte e il miele", senza "alcun angolo privo di delizie o profitto" [citato in Richard Bevis, "Making the Desert Bloom: An Historical Picture of Pre-Zionist Palestine,"_The Middle East Newsletter_, Vol. 2, Feb.-Mar., 1971, p.4].

Nel tardo Decimo Secolo, un visitatore scriveva: "La Palestina e' bagnata da pioggie e rugiade. I suoi alberi ed i suoi campi non necessitano di irrigazione artificiale. La Palestina e' la piu' fertile delle provincie siriane" [Guy Le Strange, _Palestine under the Moslems_ (Beirut, Lebanon, Khayat, 1965), 28.].

Prima di morire nel 986 d.C., Muqaddisi, che visse a Gerusalemme, scrisse che i prodotti della Palestina "erano copiosi e rinomati: frutti d'ogni genere (olive, fichi, uva, prugne, mele, datteri, nocciole, mandorle, jojoba e banane), alcuni dei quali trasportati nei mercati esteri e coltivazioni per prodotti tessili (indico, sommacco)" [citato in Walid Khalidi, _Before Their Diaspora_ (Washington, DC: Institute for Palestine Studies, 1984), 28-29.].

Sembra dunque che la signora Davis ricordi un "deserto" che non e' mai esistito.
Il punto e', chiaramente, che lei (e con lei, anche voi) sta solo propagandando una fabbricazione sionista, secondo cui essi "fecero fiorire il deserto", e , quindi, meritavano la terra da cui cacciarono i palestinesi.

Spero che la prossima volta non ci invitera', inavvertitamente, a viaggiare in terre che non sono mai esistite e non accettera' acriticamente una mitologia che nasconde la pulizia etnica.

Noi viaggiatori abbiamo bisogno di piu' buon senso, non crede?

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traduzione a cura di www.arabcomint.com