Un futuro "democratico"
per l'Iraq
di G. Morru
| Gli Stati Uniti troveranno un Karzai iracheno il cui compito sara’ quello di liberalizzare l’economia locale secondo i dettami delle agenzie internazionali di fatto comandate dagli USA come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. |
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In questi giorni di guerra, l’amministrazione americana si e’ spesso pronunciata su un possibile futuro democratico per l’Iraq. Sembra che ormai sia dato per scontato che gli Stati Uniti riescano facilmente a sbarazzarsi dell’ingombrante presenza di Saddam Hussein. La retorica a stelle e strisce riflette la stessa che accompagnava l’operazione “Enduring Freedom” portata avanti da Bush & C contro il regime talebano in Afghanistan. Liberta’, questa e’ la parola d’ordine della politica estera americana. Una nobile parola che riflette il piu’ alto valore umano ma che in bocca agli ufficiali americani vuol dire morte. Aldila’ del simbolismo usato da Bush, l’imminente conflitto nel Golfo comportera’ un enorme spargimento di sangue. Pochi sanno, o per lo meno pochi sembrano essere disgustati dal fatto che le vittime del conflitto saranno innocenti civili la cui unica colpa e’ quella di vivere in un paese governato da un dittatore che non condivide le idee americane in fatto di politica economica. Sono molti infatti i paesi del mondo che hanno regimi non democratici e non per questo rientrano nei piani di conversione americani. |
L’Arabia Saudita, per esempio, pur non essendo un esempio di democrazia, e’ un alleato degli Stati Uniti. Ciononostante, nessuno a Washington ha mai avuto da ridire sul fatto che liberta’ di parola e di associazione non vengano rispettati e che non esistano libere e regolari elezioni. La ragione di tutto questo e’ facile da spiegare, l’Arabia Saudita usa il suo peso all’interno dell’OPEC per porre un freno al prezzo del petrolio al fine di tutelare le economie occiedentali e in particolar modo quella americana. La democrazia che gli USA cercano disperatamente di esportare nel mondo non e’ infatti quella che il “senso comune” ci induce a pensare. L’accezione utopica di democrazia indica una societa’ in cui ogni strato della popolazione, senza alcuna discriminazione, viene chiamato a partecipare al processo politico.
| Al giorno d’oggi, viviamo in una democrazia rappresentativa, nel senso che la nostra volonta’ politica viene espressa da persone che, pur essendo elette dal popolo, vengono candidate secondo logiche di interessi personali che contaminano il sistema partitico. Gli interessi di cui parlo sono il piu’ delle volte gli interessi di grandi societa’ transnazionali che cercano di lobbizzare il potere politico al fine di poter massimizzare i profitti. Il concetto di democrazia, infatti, si ricollega al capitalismo. Questa e’ la forma di governo che gli Stati Uniti promuovono, la cosiddetta American-style Democracy, un sistema nel quale l’apparato statale funziona come un “welfare state” per i ricchi a scapito delle classi piu’ deboli. Questa mia affermazione e’ parte di una teoria Marxista che intende la politica e lo stato come una prodotto artificiale creato attraverso relazioni sociali basate su interessi materiali. La politica, quindi, riflette le divisioni all’interno della societa’ ed e’ quindi descritta come un’illusione che rappresenta gli interessi della classe dominante. | ![]() |
I vertici della societa’ americana, infatti, forgiano la politica estera in modo da avvantaggiare alcuni settori del mondo economico che saranno in grado di ripagarli in termine di supporto elettorale o talvolta i vertici della societa’ americana sono parte del mondo economico che intendono aiutare. E’ infatti strano che Saddam Hussein diventi una minaccia per la sicurezza dell’intero pianeta durante le presidenze dei Bush (padre e figlio) mentre negli otto anni di era Clinton, Saddam era un mite dittatore da punire con delle semplici sanzioni. Puo’ anche essere un caso, ma e’ notorio che i due presidenti texani hanno interessi nel settore petrolifero e che l’Iraq e’ uno dei maggiori esportatori di greggio che pero’ cerca di resistere alle politiche neo-liberiste americane che mirano ad abbassare il prezzo del petrolio per favorire le compagnie statunitensi. Alla luce di questi fatti, l’ossessione dei Bush e’ dovuta al fatto che vorrebbero riuscire a mettere le mani sui pozzi petroliferi iracheni. Se quello che sostengo non fosse vero, non si spiegherebbe perche’ gli USA avrebbero garantito un’esilio dorato e l’immunita’ ad un dittatore sanguinario come Saddam invece di soddisfare la loro sete di giustizia che verrebbe saziata solo da un equo processo per crimini contro l’umanita’. La giustificazione dell’amministrazione Bush, non sembra reggere e di conseguenza la guerra contro l’Iraq rappresenta una violazione delle norme di diritto internazionale. Sembra che a questo punto, i principi democratici che sono contenuti nella Costituzione americana vengano sovrastati dalla brama di petrolio dell’amministrazione repubblicana. Il nuovo governo di Baghdad, una volta destituito il Rais, sara’ sicuramente orientato politicamente verso l’occidente. Gli Stati Uniti troveranno quindi un Karzai iracheno il cui compito sara’ quello di liberalizzare l’economia locale secondo i dettami delle agenzie internazionali di fatto comandate dagli USA come la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale. Dal punto di vista economico questo portera’ grandi vantaggi all’occidente mentre inglobera’ l’Iraq in una spirale di dipendenza dall’occidente che ne impedira’ lo sviluppo o che al limite promuovera’ uno sviluppo a due velocita’ all’interno della societa’ irachena in cui i ricchi acquisiranno maggiore potere, per aver appoggiato gli USA, e di conseguenza acquisiranno maggiori ricchezze mente i poveri continueranno a vivere in condizioni disastrate. Dal punto di vista politico la situazione e’ un po’ piu’ complicata da spiegare.
| L’uso della forza per disciplinare il popolo iracheno verra’ sostituito da piu’ sofisticate tecniche di controllo delle masse come ad esempio la propaganda o la creazione di una dorata societa’ consumistica nella quale la popolazione ha la mera illusione di essere libera e di poter cambiare le cose. Queste sono le uniche differenze fra l’American-style democracy tipica dell’occidente e i regimi autoritari. Fin dalla nascita ci viene infatti insegnato che il nostro e’ il mondo migliore in cui si possa vivere e che tutto il resto e’ male, che noi abbiamo la possibilita’ di dire la nostra e di influenzare la politica del nostro paese mentre in un regime non-democratico questo non sarebbe possibile. Allora ho solo una domanda. Come mai se la maggior parte del mondo occidentale e’ contraria a questa guerra, i nostri governi non la ascoltano? La risposta e’ che la natura della nostra forma di governo ci garantisce un ampio livello di liberta’ purche’ questo non stoni con l’interesse dell’esecutivo. In altre parole, noi siamo liberi di fare tutto quello che il nostro governo ci permette di fare. Tutto il resto verra’ etichettato come sovversivo e illegale, un po’ come accade ora nell’Iraq di Saddam. | ![]() |