Uno stato demografico
di Uri Avnery

 

Cos'e' che spinge uno stato a portare perfetti stranieri da un altro emisfero solo per il gusto di spodestare i nativi della Palestina al prezzo di un eterno e sanguinoso conflitto? La risposta tocca la fondazione di Israele...

Sembra una brutta barzelletta, ma e' accaduto davvero. Un rabbino e' volato da Israele in Peru', ha convertito al giudaismo un gruppo di nativi americani, li ha portati in quel paese e li ha fatti sistemare in un insediamento colonico, ossia su territorio rubato ai suoi proprietari palestinesi.

Li' essi riceveranno, come tutti i coloni, generosi sussidi governativi, spillati dal denaro rubato a migliaia di israeliani che vivono al di sotto della soglia di poverta'. Li' vivranno felici nonostante tutto (a meno che non si sposteranno dall'insediamento a bordo di un'auto non blindata, in qual caso potrebbero essere fatti oggetto di un'imboscata da parte dei legittimi proprietari della terra).

Cos'e' che spinge uno stato a portare perfetti stranieri da un altro emisfero solo per il gusto di spodestare i nativi della Palestina al prezzo di un eterno e sanguinoso conflitto? La risposta tocca la fondazione di Israele.
Fin dalla fondazione dello stato, i suoi emissari si sono messi alla ricerca di "ebrei". Nell'ex-Unione sovietica, gli ebrei venivano scoperti sia prendendo cristiani con remote connessioni all'ebraismo (una "nonna ebrea") o semplicemente falsificando i documenti. Nessuno puo' sapere con esattezza quanti non-ebrei siano stati portati in Israele dall'Agenzia Ebraica ed altre organizzazioni - come minimo 200.000, piu' verosimilmente 400.000. Secondo le leggi di Israele, tutti questi diventavano automaticamente cittadini del nuovo stato.

Alcuni giorni fa, il "Consiglio Demografico Nazionale", dopo una parentesi di inattivita' durata diversi anni, e' stato riabilitato. Questa istituzione fu creata per trattare il problema che molti israeliani ritengono sia il piu' importante - ben piu' della guerra contro i palestinesi, delle presunte armi di Saddam, della disoccupazione crescente e della crisi economica.
Il "problema demografico" viene studiato nelle universita', discusso nei media, esposto da politici e commentatori.

Gli "esperti" di computer calcolano quale sara' la percentuale di ebrei in Israele tra 10, 25, 50 e 100 anni. Saranno meno del 78%? O - Dio non voglia! - solo il 75%? Il ventre delle ebree ortdosse, aiutato dalla giusta immigrazione, sara' in grado di bilanciare la produzione degli uteri palestinesi?
E se non lo fosse, cosa si potra' fare? Alcuni propongono di incoraggiare le nascite ebraiche e, al contrario, di scoraggiare quelle arabe. Altri suggeriscono di impedire agli immigrati ebrei dalla Russia di portare con se' membri cristiani della famiglia, cosa che, in base alla Legge del Ritorno cosi' com'e' strutturata, e' possibile fare. Altri chiedono l'immediata espulsione di tutti i lavoratori stranieri, prima ancora che essi si stabiliscano e mettano su famiglia. Altri ancora pregano che ci siano ondate di antisemitismo in Francia ed Argentina (ma assolutamente non negli Stati Uniti) che spingano ondate migratorie di ebrei in Israele. Molti, incluso diversi membri del governo Sharon, sostengono la soluzione piu' semplice: la deportazione forzata di tutti i palestinesi dal paese. Il "nuovo storico" Benny Morris, ha recentemente sottinteso che Ben Gurion avrebbe dovuto farlo gia' nel 1948.

L'attitudine dello stato verso i suoi cittadini arabi, che rappresentano il 19% della popolazione, e' simile a quello del Faraone, che - secondo la Bibbia - disse al suo popolo come trattare un'altra minoranza nazionale. "Siamo prudenti con loro, affinche' non possano moltiplicarsi". E un altro metodo: "Resero amare le loro vite".

Secondo la definizione ufficiale, Israele e' uno "Stato democratico ebraico". In teoria non ci sarebbe contraddizione tra i due aggettivi. Lo stato e' ebraico, ma la democrazia salvaguarda i diritti anche dei non ebrei. O, in alternativa, lo stato e' democratico, ma salvaguarda il suo carattere ebraico.
In realta', questo non e' uno "Stato democratico ebraico", ma uno "stato demografico ebraico". La demografia vince sulla democrazia in tutti i campi d'azione. Dall'infanzia, un cittadino arabo non si sente parte dello stato, e viene percepito, al massimo, come un residente tollerato appena. In ogni ufficio governativo, stazione di polizia o luogo di lavoro, anche alla Knesset, egli viene trattato diversamente da un ebreo. Certo, a parte la "Legge del Ritorno", che garantisce ad ogni "ebreo" il diritto assoluto alla cittadinanza israeliana, non vi sono leggi che discriminino chiaramente tra ebrei e non ebrei. Ma questa e' solo la facciata: numerosissime leggi accordano benefici e diritti speciali solo alle persone "a cui si applica la Legge del Ritorno", cioe' agli ebrei, ma senza nominarli in maniera specifica.

Cio' potrebbe essere definito apartheid. La connessione con l'apartheid sudafricano, pero', e' in parte fuorviante. Cio' che in realta' spinge il sionismo verso questo anacronismo storico e', piu' che la razza, una sorta di mentalita' ghettaiola combinata al nazionalismo europeo ottocentesco non ancora stemperatosi alla luce della nuova epoca storica, prettamente diversa dal 1800.
Il sionismo e' stato l'ultimo movimento nazionalistico prodotto dall'Europa. Anche il colonialismo israeliano giunge con 200 anni di ritardo. L'unica speranza e' che, alla fine, dando tempo al tempo, il Ghetto Demografico Ebraico sia sostituito da una vera democrazia, in cui tutti i cittadini vivano godendo degli stessi diritti.

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da "Gush-Shalom"