Uranio impoverito: un
crimine di guerra che non ha mai fine
di Paul Rockwell
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Chi ha detto che in Iraq non vi sono armi di distruzione di massa? Il terreno, l'aria, i polmoni della gente ne sono pieni: e' l'uranio impoverito, l'arma di distruzione di massa che ha avvelenato il territorio iracheno e ne ha decimato la popolazione. Resta attivo per milioni di anni, condanna a morte orribile chi lo inala o lo ingerisce, causa deformazioni ai nascituri e danni irreversibili a chi ne viene in contatto. Gli USA lo hanno riversato in Iraq con un accanimento che ha dell'incredibile: un crimine di guerra che grida giustizia. |
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I dispacci internazionali sull'invasione ed occupazione USA dell'Iraq - pieni di dettagli grafici sugli ospedali sovraffollati, schegge di bombe a frammentazione seppellite nella carne dei bambini, neonati deformati dall'uranio impoverito, mercati e fattorie distrutte dai missili americani - non sono di facile lettura. Le prove sempre più evidenti che giungono dall'Iraq occupato stabiliscono ciò che molti americani vorrebbero non sapere: e cioè che le più alte cariche del loro governo hanno violato molti accordi internazionali relativi alle regole di guerra. Se non riterremo l'amministrazione Bush responsabile di crimini di guerra - e le prove sono schiaccianti - tradiremo la nostra coscienza, il nostro paese e la nostra fede nella democrazia.
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Gli Stati Uniti sono firmatari di numerose leggi di guerra internazionali: le Convenzioni dell'Aja del 1889 e del 1907, le Convenzioni di Ginevra del 1949 e quelle di Norimberga, adottate dalle Nazioni Unite l'11 dicembre 1945 - tutte leggi che stabiliscono i limiti che, per consenso comune, i popoli decenti non dovrebbero oltrepassare.
Secondo la Costituzione, tutti i trattati sono parte della legge suprema della terra. La legge umanitaria si basa su un semplice principio: che i diritti umani siano misurati secondo un unico parametro. Senza questo principio, la giurisprudenza sarebbe mera pietà ed esercizio del potere. Né le violazioni delle leggi di guerra da parte di uno dei belligeranti giustificano i crimini di guerra dell'altro.
Di tutte le violazioni delle leggi di guerra commesse dalle più alte cariche del nostro stato, nessuna e' più allarmante dell'uso massiccio e premeditato dell'uranio impoverito in Iraq. Undici miglia a nord della frontiera con il Kuwait, nell' "Autostrada della Morte", carri armati distrutti, jeep militari inagibili, veicoli pubblici sventrati - lamiere contorte residui di "Tempesta nel Deserto" - continuano ad irradiare energia nucleare. I militari americani che hanno vissuto in quell'area tossica per tre mesi soffrono di affaticamento, dolori muscolari ed articolari, disturbi respiratori - una quantità di sintomi conosciuta con il nome di Sindrome del Golfo. Quando il presidente Bush ed il Pentagono autorizzarono l'uso dell'uranio impoverito per la campagna "Colpisci e terrorizza" del marzo 2003, non solo commisero un crimine di guerra contro il popolo dell'Iraq, ma mostrarono anche criminale disprezzo verso la salute delle truppe americane.
L'articolo 23 della IV Convenzione di Ginevra
e' chiaro e preciso: "E' proibito impiegare veleni o armi venefiche per
uccidere slealmente individui appartenenti al paese o all'esercito nemico o
utilizzare armi, proiettili e materiale studiato per causare sofferenze non
necessarie". Il Protocollo di Ginevra del 1925 proibisce esplicitamente
"gas velenosi o asfissianti, e tutti i liquidi analoghi, materiali e dispositivi".
La radioattività prodotta dall'uranio impoverito in battaglia e' un materiale
velenoso, carcinogenico, che causa difetti genetici, malattie polmonari e
renali, leucemia, cancro al seno, linfoma, tumori ossei e disabilità
neurologiche.
L'uranio impoverito e' molto più denso del piombo e permette alle armi USA di penetrare l'acciaio, un vantaggio enorme nella guerra moderna. Ma, secondo le Convenzioni di Ginevra, "i mezzi per causare ferite al nemico non sono illimitati". Quando le munizioni all'uranio impoverito esplodono, l'aria viene inondata di polvere fine e radioattiva che, trasportata dal vento, viene facilmente inalata e si deposita poi nel suolo, inquina le falde acquifere ed entra nella catena alimentare. I rivestimenti inesplosi si ossidano gradualmente, rilasciando più uranio nell'ambiente. Coloro che maneggiano l'uranio impoverito devono indossare maschere speciali e abbigliamento protettivo - precauzione che, ovviamente, i militari ed i civili iracheni non hanno alcuna possibilità di adoperare.
Dopo la guerra del 1991, gli ospedali iracheni hanno registrato un incremento notevole di casi di cancro e di malformazioni neonatali. Le statistiche dell'ospedale di Basra mostrano che nel 1988, per ogni 100.000 persone si registravano 11 casi di cancro. Tale percentuale é salita a 116 casi nel 2001 ed e' in costante aumento, con picchi di casi di cancro al polmone ed alla mammella e leucemia nei luoghi maggiormente contaminati dall'uranio impoverito. Il dottor Jawad Ali, oncologo al Basra Training Hospital, ha notato che "l'unico fattore che e' mutato, qui, dalla guerra del 1991, e' l'aumento esponenziale del livello di radioattività". Tredici membri del suo staff specialistico si sono ammalati di cancro dopo che l'area dell'ospedale fu bombardata.
Il Christian Science Monitor ha recentemente inviato dei reporters in Iraq per investigare sugli effetti a lungo termine dell'uranio impoverito. Uno dei membri dello staff, Scott Peterson, ha visto i bambini giocare in cima ad un carro armato completamente carbonizzato da proiettili rivestiti di uranio impoverito presso un banchetto per la vendita di verdura, nella periferia di Baghdad. Peterson, con la maschera e l'abbigliamento protettivo indosso, ha puntato il suo contatore Geiger verso il carro armato, registrando una radioattività 1000 volte più alta del normale.
Le famiglie sopravvissute al tragico decennio di sanzioni, persino i bambini sopravvissuti recentemente ai nuovi bombardamenti su Baghdad, potrebbero non sopravvivere alle conseguenze del crudele inquinamento radioattivo. L'uranio rimane attivo per due miliardi di anni.
Secondo il dottor Doug Rokke, medico dell'esercito USA che per primo rivelò lo scandalo dell'uranio impoverito riversato sull'Iraq, "l'uso dell'uranio e' un crimine contro Dio e contro l'umanità". Lo stesso staff di Rokke, un centinaio di impiegati, e' stato devastato dall'esposizione alla polvere fine. "Quando lasciammo il Golfo eravamo, in realtà, tutti malati", ha dichiarato. Dopo aver effettuato operazioni di ripulitura nel deserto (erroneamente condotte senza l'ausilio di indumenti schermanti), trenta membri dello staff morirono e molti altri - incluso lo stesso Rokke - svilupparono seri problemi di salute. Attualmente, Rokke ha gravi problemi delle vie respiratorie, danni neurologici, cataratte e problemi renali. "Abbiamo avvertito il ministero della Difesa nel 1991, subito dopo la Guerra del Golfo. La loro arroganza e' al di là di ogni comprensione".
Le crescenti proteste contro l'uso dell'uranio impoverito non sono oggetto di cavilli legali. Le leggi di guerra proibiscono l'uso di armi che abbiano effetti letali e disumani al di là del campo di battaglia.
Né si può utilizzare legalmente armi che resteranno attive o continueranno a produrre danni a guerra conclusa. L'uso dell'uranio e' un crimine i cui orrendi effetti devono ancora dispiegarsi in tutta la loro tragicità.
Anni fa, nel mezzo della brutale guerra coloniale francese in Algeria, il filosofo Jean-Paul Sartre ammonì l'intelligensia francese:
"Non e' giusto, miei concittadini che ben conoscete tutti i crimini commessi nel nostro nome. Non e' giusto che voi non ne facciate parola con nessuno, nemmeno con le vostre coscienze, per timore di ascoltare il giudizio su voi stessi. Voglio credere che all'inizio non capivate cosa stesse accadendo, poi che dubitavate che tali cose potessero essere vere; ma ora sapete, e le vostre lingue restano ancora mute". |
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tradotto a cura di www.arabcomint.com
fonte: unobserver.com