Vediamo troppo. Sappiamo troppo. Questa e' la nostra difesa migliore

di John Pilger

 

 

Vediamo ora le verita' proibite dell'invasione all'Iraq. Un uomo abbraccia il cadavere della sua bambina infante, il suo sangue li ricopre entrambi. Una donna vestita di nero insegue un carrarmato con le braccia sollevate: sette persone della sua famiglia sono appena state assassinate. Un marine americano uccide una donna perche' era presso un uomo in uniforme. "Mi dispiace", dice, "ma era nella traiettoria".

Coprire tutto cio' con un velo di rispettabilita' non e' stato semplice per George Bush e Tony Blair. Oggi milioni di persone sanno troppo; il crimine e' fin troppo evidente. Tam Dalyell, il padre della Camera dei Comuni, parlamentare laburista da oltre 40 anni, ha detto che il primo ministro e' un criminale di guerra e, come tale, dovrebbe essere spedito all'Aja. Su questo non vi e' alcun dubbio.

Nel 1946, il Tribunale di Norimberga rifiuto' le giustificazioni tedesche sulla "necessita' " degli attacchi preventivi contro i suoi vicini. "Iniziare una guerra di aggressione", disse il giudizio del Tribunale, "non e' solo un crimine internazionale, e' il peggior crimine internazionale e differisce dagli altri crimini di guerra solo per il fatto che ne racchiude tutte le malvagita' ".

A questo, la scrittrice palestinese Ghada Karmi aggiunge "un razzismo profondo ed inconscio che impregna ogni aspetto della politica occidentale verso l'Iraq". E' questo razzismo, dice, che ha cinicamente elevato Saddam Hussein da piccolo capo locale, seppure spregiudicato come molti prima di lui, ad una figura demonizzata al di la' di ogni ragione".

Per il Segretario delle Colonie Winston Churchill, gli iracheni, come tutti gli arabi, erano un non-popolo, contro cui potevano essere usati i gas, e lo sono ancora. L'uccisione di 80 persone in un villaggio presso Baghdad lo scorso giovedi, di bambini al mercato, di "donne che sono sulla traiettoria" sarebbe avvenuta in quantita' industriali se non fosse stato per le voci dei milioni che riempirono Londra e le altre piazze del mondo, per i giovani che hanno marciato fuori delle scuole: hanno salvato innumerevoli vite.

Proprio come l'invasione americana del Vietnam era impregnata di razzismo, per cui le "teste piatte" potevano essere massacrate impunemente, cosi' le attuali atrocita' in Iraq provengono dalla stessa attitudine. Se avete qualche dubbio, provate a ribaltare le notizie ed esaminate il doppio standard. Immaginate che vi siano carriarmati iracheni in Gran Bretagna e che le truppe irachene cingano d'assedio Birmingham. Assurdo? Beh, non sta accadendo qui, ma i militari britannici lo stanno facendo a Bassora, una citta' piu' grande di Birmingham, in cui sparano missili e bombe a frammentazione sulla popolazione, il 40% della quale e' costituita da bambini. Inoltre, i "nostri ragazzi" stanno negando l'acqua all'avvilita gente sia di Bassora che di Umm Qasr, che controllano da una settimana. Non c'e' da meravigliarsi del fatto che Blair sia furioso con al-Jazeera, che ha esposto questi crimini come pure le falsita' sulla rivolta di Bassora, ansiosa di essere "liberata".

Dall'11 settembre 2001, la "nostra" propaganda ed il suo tacito razzismo hanno richiesto una distorsione imperiale di intelletto e moralita'. Gli iracheni non stanno combattendo come leoni in difesa della loro terra: sono "codardi" e "subumani" perche' usano tattiche di guerriglia contro degli invasori incredibilmente potenti - come se avessero un'altra scelta. Questo sminuire il loro coraggio e questo mancato riconoscimento della loro umanita', come quelli degli afghani recentemente bombardati a morte in villaggi polverosi, ci mette a confronto con una questione morale profonda quanto la risposta occidentale al piu' grande atto di terrorismo, il vile bombardamento atomico del Giappone. Siamo progrediti? Nel 2003 e' ancora vero che solo le "nostre" vite hanno valore?

Queste invasioni anglo-americane di paesi deboli e largamente indifesi intendono dimostrare il genere di mondo che gli USA stanno pensando di sottomettere con la forza, con la sua processione di vittime significative ed insignificanti e la costituzione di basi americane agli ingressi delle riserve principali di petrolio. Adesso c'e' una lista. Se si seguono le priorita' stabilite da Israele, l'Iran sara' la prossima vittima, e poi Libia, Siria, Cuba e persino la Cina farebbero meglio a tenere gli occhi ben aperti. La Corea del Nord potrebbe non essere un obiettivo americano immediato, dal momento che la sua minaccia di scatenare una guerra nucleare e' reale. Ironocamente, se l'Iraq avesse avuto delle armi nucleari, probabilmente non vi sarebbe stata alcuna invasione. Questa e' la lezione che tutti i governi in rotta con Bush e Blair devono imparare: armatevi rapidamente di nucleare.

La verita' piu' nascosta e' questo governo britannico manifestamente militarista e la superpotenza rampante di cui e' servo sono i veri nemici della nostra sicurezza. Nella pletora di sondaggi, il piu' illuminante e' stato condotto dall'American Time Magazine tra circa 250.000 europei. La domanda era: "Quale paese nel 2003 rappresenta la piu' grande minaccia alla pace mondiale?". Agli interpellati erano date tre possibilita': Iraq, Corea del Nord e Stati Uniti. L'otto per cento scelse l'Iraq, il 9% la Corea del Nord e non meno dell'83% scelse gli Stati Uniti, di cui, agli occhi della maggior parte dell'umanita', la Gran Bretagna non e' che la letale appendice.

Solo la propaganda di successo, ed il giornalismo corrotto, ci impedira' di scoprire questa ed altre verita'. Rupert Murdoch (magnate dei media e fervente sionista, amico personale di Ariel Sharon, ndt) e' stato ammirevolmente franco. Nel definire "eroi" Bush e Blair, ha affermato: "Pare che si siano danni collaterali in Iraq. Se proprio devo essere brutale, vi diro': meglio che cio' avvenga, ora". Ognuno dei suoi 175 giornali e' portatore di questo sinistro messaggio, chi piu' chi meno, cosi' come ogni sua rete televisiva americana. Gli 80 civili bombardati a morte giovedi sono la prova dell'urgenza che lui descrive; altre vittime, in altri paesi, sono in attesa.

Per quei giornalisti che ancora si considerano onorevoli latori della verita', vi sono oggi scelte difficili: fare come la giovane donna del Quartier Generale del GC di Cheltenham, la quale ha scoperto documenti secondo cui gli USA erano pronti a ricattare membri del Consiglio di Sicurezza dell'ONU; o come i due soldati britannici che devono affrontare la corte marziale per aver esercitato il diritto, riconosciuto dai giudici di Norimberga, di rifiutarsi di combattere in una guerra che uccide civili.

Un simile coraggio e' richiesto ai giornalisti non "intruppati", profondamente disturbati dalla propaganda che consuma persino il nostro linguaggio e che, come ha detto James Cameron, "scrivono la prima scalfitura della storia". IL coraggioso Terry Lloyd dell'ITN, ucciso dalla "coalizione", lo dimostra. Le minacce, oggi, non sono neppure velate, come quella fatta dal nostro ministro della Difesa, Geoff Hoon. "Una delle ragioni per cui i giornalisti dovrebbero essere "arruolati", ha detto, "e' quella di prevenire esattamente il genere di tragedia che e' capitata alla troupe dell'ITN ... perche' [Terry Lloyd] non faceva parte di un'organizzazione militare. E in quelle circostanze, non possiamo badare a quei giornalisti ... Dunque, avere la protezione delle nostre forze armate e' buono per i giornalisti, e buono per la gente che osserva".

Come un boss mafioso che spiega i benefici della protezione del racket, Hoon dice: fate cio' che vi viene detto o dovrete pagarne le conseguenze. Infatti Donald Rumsfeld, il superiore di Hoon da Washington, cita spesso Al Capone, il famoso mafioso di Chicago. La sua citazione preferita e': "Ottieni di piu' con una parola gentile ed una pistola che con una parola gentile da sola".

Come possiamo affrontare queste minacce contro tutti noi? La risposta risiede, credo, nella comprensione della vastita' del nostro potere. Patrick Tyler scrisse saggiamente nel New York Times che l'America si trova ad affrontare un "nuovo e tenace avversario: il pubblico". Disse che stiamo entrando in un nuovo mondo bi-polare con due nuove superpotenze: la gang Bush/Blair da un lato, e l'opinione pubblica mondiale dall'altro, una forza realmente popolare la cui coscienza si eleva da un giorno all'altro. Non fu il poeta Shelley ad esortarci, in tempi come questo, a "sollevarci come leoni dopo il sonno"?

Benvenuti all'inferno
Galleria di immagini sull'aggressione anglo-americana contro il popolo iracheno. Di Robert Fisk, che, come John Pilger e pochi altri, lotta da anni per far sentire la voce delle vittime.

 

traduzione a cura di www.arabcomint.com
da "The Mirror UK"