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Vite
machiavelliche |
Cose che accadono normalmente in questo mondo folle, dominato dalla distorsione e dalla menzogna a tutti i livelli: dal significato orwelliano dato alle parole alla manipolazione galoppante delle coscienze. Un'attivista per la non violenza viene imprigionata in un carcere USA mentre Bush e Blair vengono candidati al premio Nobel ... per la Pace!
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"Gli individui hanno doveri internazionali che trascendono gli obblighi e l'obbedienza nazionali. Dunque essi hanno il dovere di violare le leggi nazionali per impedire che avvengano crimini contro la pace e l'umanità" (Tribunale per i Crimini di Guerra di Norimberga, 1950) Due giorni prima del "Mercoledì della dissimulazione" (noto anche come "Rapporto Hutton"), la tre volte candidata al premio Nobel per la Pace, Kathy Kelly, fondatrice a Chicago di Voices in the Wilderness, durante un processo poco reclamizzato e' stata condannata ad una detenzione di tre mesi per la sua protesta silenziosa e, come sempre, non-violenta presso la famigerata Scuola delle Americhe, a Fort Benning, Georgia. Le ironie abbondano. La pacifista imprigionata, quelli di Fort Benning, colpevoli di aver addestrato alcuni tra i più spietati dittatori, criminali militari e torturatori al mondo, liberi di continuare a sponsorizzare i regni del terrore. |
Kelly, una laureata in teologia, e' una criminale seriale per la pace. Ha trascorso un anno in una prigione USA per aver piantato semi di mais preso una base missilistica. E' nata come testimone non violenta ed ha attirato l'attenzione verso i punti più travagliati della terra. Possiede un coraggio quieto, imponente. Ha visto in quale selvaggia maniera i contras sostenuti dagli Stati Uniti potessero soggiogare le popolazioni dell'America Centrale durante gli anni '80. In Nicaragua, a San Juan de Limay, dove i contras avevano massacrato 25 membri di una piccola comunità, Kathy diede vita, prima da sola poi imitata da migliaia di persone, ad una protesta non violenta contro la violenza sponsorizzata dagli USA. "La diplomazia può funzionare", disse. Ovviamente non fu così.
Nel 1990, si accampò, con centinaia di persone di tutto il mondo, al confine tra Iraq ed Arabia Saudita in un disperato tentativo di evitare la guerra. Quando iniziò il bombardamento a tappeto, ricordò in seguito, l'ululato terrificante dei cani terrorizzati ed indifesi eclissò la sua stessa paura. (Un ricordo incancellabile di un altro membro del campo e' sia dei cani sia del giorno successivo, quando toccò a lei andare a prendere i rifornimenti d'acqua per la giornata presso una fontana appena fuori della base militare irachena. Mentre stava riempiendo i grossi containers, un soldato corse verso di lei con un kalashnikov. "Ecco", pensò lei. "I nostri paesi bombardano e noi ne paghiamo le conseguenze. "Madam, me li lasci portare. Sono troppo pesanti per lei", disse il militare).
Le autorità irachene arrivarono con dei pullman e accompagnarono i membri del campo alla frontiera giordana, rischiando le loro vite due volte - ad andare e a tornare - lungo una strada piatta e lunare, lunga centinaia di chilometri, in cui non vi era assolutamente alcun posto in cui nascondersi. In Giordania, Kelly prese rapidamente contatti medici e per il trasporto, e trascorse i 42 giorni di guerra andando avanti e indietro sull'autostrada Amman-Baghdad, con le bombe che cadevano attorno, per portare rifornimenti medici.
Subito dopo il bombardamento del rifugio di Amairiyah, a Baghdad, in cui restarono inceneriti tutti coloro che erano all'interno tranne otto, l'indomabile Kelly stette fuori della costruzione fumante, urlando. L'area era diventata, in una notte, una valle di vedovi, poiché all'interno della costruzione vi erano solo donne e bambini, essendo gli uomini restati all'esterno per portare soccorso ai feriti. All'improvviso apparve un bambino, che si aggrappò alla mano di Kelly. Sua madre era in piedi, pietrificata. "Sono americana, mi dispiace", fu tutto ciò che riuscì a sussurrare. "La, la (no, no)", disse la donna. "Non sei tu, e' il tuo governo". Così nacque l'idea per Voices in the Wilderness.
Tre giorni prima del bombardamento del rifugio, Dick Cheney, attuale vice-presidente USA, e Colin Powell, attuale segretario di stato, visitarono la base aerea statunitense di Khamis Mushaf. Dopo un discorso d'incoraggiamento alle truppe, entrambi firmarono alcune bombe da duemila libbre: "A Saddam con affettuosi saluti", scrisse Cheney.
Dopo il bombardamento, furono fatte frenetiche chiamate dal Pentagono per confermare che le bombe lanciate non erano quelle firmate. Quella di Cheney era stata presumibilmente lanciata dal maggiore Wes Wyrich nel nord dell'Iraq. Non si conosce che fine abbia fatta quella di Colin Powell. ("La guerra dei generali", Bernard Traynor e Michael Gordon, Little Brown 1995, pag. 324). Quando chi scrive chiese ad un generale USA se fosse una coincidenza che Amairyah fosse stato bombardato nell'anniversario del bombardamento di Dresda, nel giorno della grande festa islamica dell'Aid al-Fitr e poche ore prima del giorno di San Valentino, lui rispose: "Trovata geniale, eh?"
| Dal 1996, quando la burocrazia irachena finalmente si sciolse, convinta della sincerità di Voices, Kelly ha condotto o ha presentato cinquanta delegazioni in Iraq, occupandosi di consegnare tonnellate di giocattoli, medicine e dolci - e individui che intrattenevano bambini che morivano di cancro o di malattie cardiache come risultato diretto delle azioni del loro governo, colpevole di aver imposto il più duro embargo che le Nazioni Unite abbiano mai amministrato. "Un assedio spietato", ecco come Kelly definì le sanzioni. Un'intera generazione e' cresciuta conoscendo solo i continui, illegali bombardamenti anglo-americani e la miseria logorante della vita sotto l'embargo. | ![]() |
"Preferirei morire sotto le bombe piuttosto che per le sanzioni", rimarcò durante una visita la piccola Fatima, di nove anni. Una bambina di quattro anni chiese: "Mi uccideranno?". Poi, manifestò una preoccupazione ancora peggiore: "Uccideranno la mia sorellina?"
Voices e' stato minacciato con
lo spauracchio del carcere e di multe da migliaia di dollari ogni volta in
cui veniva violato l'embargo imposto dagli americani prima dell'invasione e una
delegazione riusciva a portare in Iraq medicine, giocattoli, sorrisi per i
bambini. Ci sono già multe imposte all'organizzazione per un ammontare di
diecimila dollari.
Nella bruciante estate del 1999, Kelly ed un gruppo di attivisti trascorsero tre
mesi ospiti di iracheni nella bellissima città meridionale di Bassora,
bombardata senza pietà, "per condividere con la popolazione la vita sotto
embargo, la mancanza di elettricità, la fame". Mostrarono l'altro volto
dell'America ad una gioventù sempre più isolata, che conosceva solo le
sofferenze inflitte dall'America, preannuncio di odio e conflitti futuri. Un
membro del gruppo risedette in quella che fu chiamata la "via del
missile", dove un anno prima le bombe anglo-americane avevano distrutto o
danneggiato trentaquattro case, uccidendo sei persone, tra cui tre bambine sotto
i sette anni, appartenenti ad un'unica famiglia, e ferendone sessantaquattro.
Giustificandosi col dire che vi erano carri armati ed equipaggiamento militare
nascosti in questo quartiere povero tra i poveri, i militari USA ammisero a
malincuore che si trattava di "un errore".
Durante un'altra estate calda, quella del 2001 a New York, Kelly, insieme ad altre persone, tra cui tre preti, fu arrestata per aver digiunato fuori del palazzo delle Nazioni Unite, dopo averne invitato gli occupanti a condividere con i digiunanti l'unico pasto della giornata e dopo aver preso dell'acqua dall'East River "per ricordarci di quanto siano vulnerabili alle malattie causate dall'acqua inquinata i civili iracheni".
Durante l'ultimo attacco e l'invasione, Kelly restò a Baghdad: "Ci esercitammo a conservare delle espressioni impassibili per non spaventare i bambini, dovunque vi fossero quei boati spacca-timpani. Nei giorni e nelle notti dei bombardamenti, tenevo tra le braccia le piccole Miladha e Zeinab. Ecco come ho imparato a conoscere le loro paure: battevano i denti di mattina, a mezzogiorno e di notte. Ma esse erano molto più fortunate di quei bambini sopravvissuti ad attacchi diretti, e che avevano perduto genitori, fratelli e sorelle.
Quando Baghdad cadde, iniziò un nuovo genere di disperazione, "il collasso tragico dei servizi elettrici e medici, dei sistemi idrici e di scolo, e della distribuzione del cibo da cui dipendeva interamente il 70% della popolazione. Il colera, il tifo e l'encefalite mietevano vittime a Bassora ed i militari non se ne curavano". Kelly si catapultò presso il Centro Operativo Militare statunitense per denunciare la vastità della catastrofe e spiegò che vi era gente nell'UNDP e nella Croce Rossa che, insieme ad esperti iracheni di talento, si erano occupati per tredici anni degli sgretolati sistemi iracheni e che erano in grado di rispristinare i servizi, seppure in maniera imperfetta, entro poche settimane. Le fu detto di non tornare mai più al Centro e di non tornare più all' Hotel Palestine.
Kelly aspetta ora di essere convocata dall'Ufficio per i detenuti affinché le sia detto in quale centro di detenzione dirigersi. L'ex assistente del segretario generale delle Nazioni Unite e Coordinatore dell'ONU in Iraq (egli stesso un candidato al Nobel) e' sgomento. Ha commentato: "Sapere che Kathy Kelly e' stata condannata a tre mesi di detenzione per aver protestato contro il criminale addestramento fornito dalla Scuola delle Americhe e' un oltraggio. Tali aggressive azioni verso cittadini USA che si preoccupano, che sono veramente patrioti, dimostrano che i cosiddetti valori americani e ciò che viene definita "democrazia americana" sono molto vicini alla dittatura. E' stupefacente che un cittadino - per di più candidato al premio Nobel per la Pace - sia minacciato, abusato ed imprigionato, ma non e' una sorpresa considerato il regime estremista di Washington. Kathy e' la persona più coraggiosa che io abbia conosciuto, e le rendo onore, assieme a milioni di persone al mondo".
Nella sua dichiarazione ai
giudici, Kelly ha concluso:
" ... In Iraq, durante i bombardamenti USA del marzo/aprile 2003, ho visto
quanto soffrono i bambini allorché le nazioni decidono di investire le
loro risorse in armi e per la guerra più che per venire incontro ai bisogni
dell'umanità. Giudice Faircloth, abbiamo visto e sperimentato gli effetti
mortali della politica militare USA sulle madri e sui bambini, sulle famiglie.
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Abbiamo tenuto i piccoli tra le braccia, cercando di confortarli sotto le bombe. A volte credo che viviamo in un deserto di compassione, in questo paese. Ma quando penso alle tante voci che, in questa corte, hanno cercato di rivendicare l'azione della misericordia, più che l'azione della guerra, mi sento a casa, mi sento grata, e sento il bisogno profondo di restare in silenzio per ascoltare l'urlo degli afflitti - urlo che e' spesso difficilei da ascoltare. Ma quando lo sentiamo, siamo chiamati, tutti noi, ad essere come voci nel deserto, che alzano i loro lamenti e si motivano reciprocamente per la costruzione di un mondo migliore". |
Nel frattempo, due paesi
giacciono in rovina, gli iracheni vengono uccisi, spariscono, le loro case
vengono demolite dai militari USA, senza essere contati, senza che nessuno sia
ritenuto responsabile. "Non facciamo la conta dei morti iracheni".
Altri la fanno, e stimano in mille il numero di bambini feriti ogni mese.
Seicentosessanta persone sono "sparite" nel gulag di Guantanamo. E la
pacifista e' in carcere, mentre il presidente Bush ed il primo ministro Tony
Blair sono stati nominati al Premio Nobel per la Pace di quest'anno. Il fantasma
di Machiavelli cammina a testa alta presso la Potomac.
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traduzione a cura di www.arabcomint.com
Voices in the Wilderness